Il termine "BAROCCO" fu coniato dalla critica del '700 per indicare uno stile che si riteneva astruso, strano, superlativo del bizzarro, ma che ebbe come caposcuola Bernini, Borromini, Pietro della Cortona… La pietra leccese plasmata dal genio di raffinati artisti caratterizza tutti i monumenti "barocchi" del Salento. Elegante e maestosa, Lecce è la capitale del barocco.Nelle viuzze del centro storico irrompono all'improvviso, in tutta la loro magnificenza,le esuberanti facciate delle chiese e dei palazzi. Impossibile non ammirare la straordinaria armonia di fregi sinuosi, di putti e statue di santi, di rosoni e decorazioni capricciose. E' la PIETRA LECCESE la protagonista di prospetti e decorazioni, un calcare facilmente lavorabile, dal colore caldo e dorato, che ha creato uno stile unico nel suo genere. La luminosa pietra locale ha fatto sbizzarrire la cretività dei tanti artisti che dal Seicento hanno realizzato queste opere d'arte: GABRIELE RICCARDI, GIUSEPPE ZIMBALO, GIUSEPPE CINO, ACHILLE CARDUCCI, CESARE PENNA, EMANUELE MANIERI. Grazie alla maestria di architetti, scultori, scalpellini, la città è diventata un museo all'aperto del barocco leccese, di cui la facciata della basilica di Santa Croce è una delle massime espressioni, cosi' come le geometriche realizzazioni di GIAN GIACOMO dell'Acaja che ha infuso il suo talento nell'imponente Castello voluto da Carlo V d'Asburgo. In piazza del Duomo, il virtuosismo decorativo degli artisti BAROCCHI ha raggiunto livelli di raffinatezza impareggiabili: uno spazio urbano di grande suggestione dove convivono gli eleganti edifici del Duomo, dell'Episcopio e del Seminario,dominati dal possente Campanile consacrato ai patroni di Lecce:Sant'Oronzo,San Giusto, San Fortunato e Sant'Irene.Alle meraviglie Barocche si affiancano, le testimonianze dell'epoca romana, quando la città fu chiamata LUPIAE, al tempo di Augusto conobbe un periodio di fioritura, come testimoniano i due capolavori del Teatro e dell'Anfieteatro. L'antico centro messapico dopo l'epoca romana fu conteso tra Longobardi e Bizantini, e solo nella metà dell'XI secolo, quando fu conquistato dai Normanni, ritornò all'antico splendore. A questo periodo appartengono gli imponenti monasteri, che sorgono fuori le mura della città, di San Giovanni Evangelista e dei santi Nicolò e Cataldo.La città guadagna definitivamente il rango di contea con TANCREDI, l'ultimo re della dinastia Normanna, che segna una progressiva crescita della città, che continua anche in età Angioina, quando Lecce inizia a primeggiare sugli altri centri del Salento, fino a diventare, con Carlo v capoluogo della terra d'Otranto. In epoca rinascimentale la città è disegnata dagli architetti Gian Giacomo della Acaja e Grabriele Riccardi, ideatore dell'arco di trionfo per Carlo V (1548) e della costruzione del Castello (1539). Con questi architetti lavora spesso il pittore Gianserio Strafella, che diffonde a Lecce lo stile di Michelangelo e di Raffaello. All'inizio del seicento i Vescovi imprimono un nuovo volto alla città, con il rinnovo continuo della Cattedrale e delle più importanti opere religiose. Pappacoda e Pignatelli saranno i mecenati degli architetti Barocchi. La cultura barocca domina ancora per tutto il Settecento, e spesso grandi complessi seicenteschi vengono rinnovati e negli interni delle chiese altari e tarsie di marmo e statue lingee sostituiscono quelli in pietra leccese. Nell'Ottocento, con la soppressione degli ordini religiosi, voluta da Napoleone, l'attività edilizia e artistica della chiesa subisce una battuta d'arresto. La città, nel desiderio di espanzione, abbatte le mura creando così nuovi quartieri, dove prevalgono il gusto neoclassico, neomoresco e neogotico. Così ancora oggi come nel Seicento, si affacciano sulle stradine le botteghe degli artigianiche lavorano il ferro, e soprattutto la cartapesta, la più tipica espressione dell'artigianato locale. Un materiale che si modella tanto facilmente da consentire di creare madonne, santi crocifissi, figure del presepe, di uno straordinario realismo. Sono lavori che adornano le chiese ma anche le case private, come segno di devozione religione; il materiale è così leggero si usa per la realizzazione delle imponenti figure di Santi, che si traportano nelle processioni Patronali.
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